Quando si parla di ciclabilità, si pensa subito a corsie ciclabili e sicurezza stradale. Ma c’è anche un altro risvolto importante, quello dell’economia che ruota attorno alla bicicletta, la Bike Economy – imprese, servizi, competenze e lavoro che rendono la bici una possibilità concreta e quotidiana.
Ne parliamo con Sergio Rossi, Direttore Formaper, Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi, che negli ultimi anni ha promosso il programma Bike Economy.

Bike Economy
Qual è l’approccio del vostro programma per rafforzare la filiera e la competitività delle imprese?
«La forza del progetto Bike Economy sta nella sua concretezza e nell’aver saputo rispondere alla filiera con interventi “cuciti” sui bisogni delle imprese. Questo si è tradotto in misure per renderne più competitiva l’offerta, per favorire la formazione di profili professionali qualificati sulle competenze più richieste e spesso mancanti, ma anche offrendo strumenti per esplorare opportunità sui mercati nazionali e internazionali, oltreché per trovare nuovi partner commerciali.»
A supporto della ciclabilità
Vi state muovendo anche in risposta alla domanda diffusa di ciclabilità quotidiana e nel turismo. Con quali misure state aiutando le aziende a trovarsi preparate?
«Con il bando Bike to Work e City Logistics (alla seconda edizione) abbiamo fornito strumenti per sostituire i mezzi a motore con la bicicletta dove è più efficiente: nei brevi tragitti casa-lavoro e nelle consegne in città. Sono già una cinquantina le imprese che hanno trovato benefici concreti su costi, tempi, accesso alle ZTL, benessere dei collaboratori e responsabilità ambientale. La seconda call rafforza l’integrazione tra mobilità dei dipendenti e logistica aziendale e premia i progetti che adottano sistemi di misurazione dei percorsi.
Allo stesso modo, sosteniamo il cicloturismo come opportunità di valorizzazione del territorio e di business (9,8 miliardi di euro di indotto in Italia nell’ultimo anno): per accogliere visitatori sulle due ruote non bastano i percorsi ciclabili, servono servizi e strutture adeguate. Per questo abbiamo investito sull’accoglienza specializzata con la misura Turismo in bici, per trasformare l’offerta ricettiva in un sistema pronto a ospitare ogni tipo di cicloturista.»
Facciamo un bilancio
Dopo tre anni, qual è il bilancio del programma Bike Economy?
«Il bilancio è estremamente positivo: abbiamo ottenuto risultati concreti su ogni asse del programma. Anche se il primo grande traguardo è stato sul piano strategico: siamo riusciti nell’obiettivo di mettere a sistema l’intera filiera con una cabina di regia pubblico-privato e una community stabile di circa 2.000 esponenti dell’ecosistema della bicicletta (imprese, professionisti, operatori, rappresentanze associative e giovani talenti).»
I risultati, in numeri
Quali numeri raccontano meglio l’impatto del programma tra competenze, innovazione e sviluppo dei mercati?
«I risultati sono consistenti e su più fronti. Sul fronte competenze, con “Bike Economy La Scuola” abbiamo formato circa 400 professionisti, sul piano tecnico e manageriale. Il 50% di degli studenti ha già trovato un’occupazione, come dipendente o mettendosi in proprio, a dimostrazione che questo mercato ha fame di professionalità; in due anni, del resto, i corsi hanno raccolto circa 3.000 candidature.
Anche sul fronte dell’innovazione possiamo dirci soddisfatti. In 30 mesi abbiamo mobilitato circa 1,4 milioni di euro: 14 soluzioni d’avanguardia finanziate con il bando “Innovazioni in volata” (600.000 euro), unite a 8 progetti dedicati alla sicurezza dei mezzi per un valore di 660.000 euro, oltre a 441.000 euro assegnati a 37 realtà con Bike to Work e City Logistics.
Anche il turismo ed il commercio estero hanno risposto con entusiasmo: +20% dell’offerta ricettiva legata al cicloturismo e nuove occasioni di matching con buyer stranieri per circa 50 imprese, con servizi digitali personalizzati»
Premi e riconoscimenti
Dopo questi traguardi, qual è stata la conferma più significativa che il percorso è quello giusto?
«Siamo particolarmente orgogliosi che la validità di questo percorso sia stata riconosciuta: lo scorso anno il progetto si è aggiudicato il Premio Future for Cities come migliore iniziativa nazionale per lo ‘Sviluppo Economico Locale’, distinguendosi tra oltre 300 progetti innovativi mappati in tutta Italia. Recentemente siamo stati oggetto di studio da parte dell’Ile de France Mobilités, l’ente pubblico che organizza i trasporti urbani a Parigi e dintorni, che ha un programma azioni analoghe sul loro territorio. È la conferma che la mobilità ciclabile non è solo una scelta responsabile e sostenibile, ma che adeguatamente sostenuta può diventare una leva di crescita economica e di sviluppo territoriale straordinario.»
Uno sguardo avanti
Qual è il prossimo passo per costruire un “hub” della bicicletta entro il 2027?
«Il nostro obiettivo per il 2027 è ambizioso: vogliamo trasformare quello che è nato come un progetto pilota su un territorio circoscritto – Milano, Monza Brianza e Lodi – in un vero e proprio modello su scala regionale. Il prossimo passo naturale è quindi l’estensione del network all’intera Lombardia. Allargare il perimetro non significa solo coprire più territorio e servire più imprese, ma soprattutto moltiplicare gli stakeholder coinvolti e quindi l’impatto delle nostre azioni. Solo con una massa critica di livello regionale possiamo attivare quelle sinergie istituzionali, industriali e turistiche necessarie per consolidare un hub della bicicletta che sia competitivo a livello europeo»

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