Parola a Piero Nigrelli, Direttore del Settore Ciclo di ANCMA
Oggi tutto cambia rapidamente (tecnologie, città, lavoro) e anche la mobilità in bici si sta trasformando con e-bike, cargo e nuovi usi urbani. In questo scenario emerge una “zona grigia”: le bici elettriche fuori norma, che per velocità e caratteristiche non rientrano nelle regole delle pedalate assistite e sono spesso scelte per esigenze di tempo e costi legate al lavoro. Il tema apre domande urgenti su definizioni, norme e convivenza nello spazio pubblico. Per fare chiarezza, il testo propone un confronto con Piero Nigrelli (Confindustria ANCMA) su rischi, opportunità e futuro della bici a Milano.
Partiamo dallo scenario generale
Negli ultimi anni il mondo della bici è cambiato molto, soprattutto con la diffusione delle biciclette elettriche. Se dovessi raccontare “che momento è” per il settore, da dove partiresti?
«È un momento di cambiamento, da una quindicina d’anni con l’avvento della bicicletta a pedalata assistita c’è un nuovo modo di pedalare, la novità risiede nell’avere un aiuto meccanico alla pedalata. Fino a 25 km/h. Poi l’aiuto cessa così come si arresta nel momento in cui smettiamo di pedalare.»
Definizioni semplici
Quando parliamo di bici elettriche “a norma” e di bici “fuori norma” di che cosa stiamo parlando esattamente? Dove sta la differenza, spiegata in modo semplice?
«La differenza si spiega con due articoli del codice della strada art.50 e art. 52, il primo è l’articolo del codice che definisce il velocipede, il secondo il ciclomotore.Ricordo che il Codice della strada è una legge dello Stato italiano. Con una bicicletta a norma occorre pedalare e si può arrivare fino a 25 Km/h e in tal caso si hanno i vantaggi di pedalare una bicicletta, piste ciclabili, no casco, no assicurazione, no targa e no patente mentre non a norma vuol dire che si sta guidando un ciclomotore e quindi puoi andare fino a 45 km/h ma con casco, patente, targa e assicurazione. Una bella differenza.»
Norme e realtà
Sulla carta la distinzione tra bicicletta elettrica e veicolo che dovrebbe essere trattato come un ciclomotore è chiara. Nella pratica, sulle strade delle città, quanto è difficile farla rispettare?
«Far rispettare il Codice della Strada “sulla strada” è il cruccio di ogni polizia locale dei nostri comuni e non solo per l’aspetto che stiamo trattando. Occorrerà avere delle indicazioni più chiare da parte del Ministero dei Trasporti per facilitare il compito delle forze dell’ordine oggi costrette e dover dimostrare con sofisticati banchi prova la non conformità del veicolo.»
Motivazioni e necessità
Spesso chi sceglie una bici elettrica fuori norma lo fa per motivi molto concreti: tempi di lavoro stretti, necessità di spostarsi rapidamente, costi dei veicoli a motore. Come si fa a tenere insieme queste esigenze con il tema della sicurezza per tutti?
«Sicurezza vuol dire innanzitutto rispettare le regole. A nessuno è viatato l’uso di un veicolo che va più veloce di 25 km/h, occorre tuttavia che siano rispettati i vincoli del ciclomotore espressi prima.»
Italia e Mondo
Se guardiamo fuori dall’Italia, che cosa si sta facendo, a livello europeo e nelle associazioni nazionali, su questo tema?
«Stiamo portando, grazie all’attività delle associazioni nazionali europee, all’attenzione degli operatori economici e di controllo della Comunità Europea il fenomeno delle ebike non conformi al codice e ai regolamenti europei perché il fenomeno è diffuso in tutta Europa. Probabilmente, alle frontiere, è possibile svolgere un’attività di controllo preventiva.»