Sapete tutti cosa sono le ciclofficine? Chi le incontra per caso - magari di fretta, andando al lavoro - potrebbe pensare a comuni spazi di riparazione o rivendita di ricambi: bici appese, piani di lavoro, qualcuno chino su un telaio. Eppure, lì dentro c’è tanto altro.
La definizione più diffusa le descrive come spazi attrezzati, gestiti da associazioni, collettivi o volontari, dove chiunque può riparare la propria bici in autonomia, con il supporto di altre persone, lasciando un contributo libero; ma questa descrizione racconta la struttura, non l’atmosfera. Le ciclofficine sono soprattutto spazi sociali, dove ci si ferma, si impara qualcosa, si chiacchiera con qualcuno. Qui la bici è il pretesto per costruire altro: una rete, competenze condivise, una visione diversa di come ci si muove in città.
Le attività vanno ben oltre la riparazione: corsi di ciclomeccanica, workshop, recupero di bici abbandonate, aste per l’autofinanziamento, qualche gara di abilità. Il filo conduttore è un modello di know-how collettivo ed economia circolare che rende la bicicletta più accessibile - non solo economicamente - e trasforma ogni pezzo recuperato in una vittoria contro gli sprechi.
A Milano questa rete esiste ed è più diffusa di quanto si pensi. La Raggiante a Dergano, la storica Ciclofficina Stecca di Isola, Policiclo al Politecnico Bovisa (gestita da studenti, aperta a tutti), RuotaLibera a Città Studi con la sua lunga storia autogestita, PonteGiallo lungo la Martesana. E poi c’è la ciclofficina di San Cristoforo, progetto nato per ridare vita a uno spazio ferroviario dismesso, che dimostra come questi luoghi sappiano anche trasformare angoli della città che nessuno guarda più.
Intorno a queste realtà gravitano associazioni come FIAB Milano Ciclobby e Milano Bicycle Coalition, che fanno un lavoro di raccolta e aggregazione: monitorare le infrastrutture ciclabili, presidiare i tavoli istituzionali, costruire una cultura sostenibile. La FIAB, a inizio 2025, ha pubblicato anche una mappa delle ciclofficine popolari di Milano e hinterland. È utile per orientarsi, anche se probabilmente da aggiornare, visto che la città continua a evolversi.
Molte biciclette restano ferme perché sembrano irrecuperabili, perché ripararle costa o non si sa come fare. Su questo intervengono le ciclofficine, che, rimettono in circolo le bici, e con esse persone e idee.