La settimana della bici a Milano

5 - 11 ottobre 2026

Intervista a @Marcyvalo

Marcello Valoncini, conosciuto sui social come “Marcyvalo”, è uno sportivo e una voce di riferimento online per le discipline endurance, con particolare attenzione al ciclismo. Dopo un passato nel canottaggio, ha proseguito il proprio percorso sportivo dedicandosi alle competizioni su lunga distanza, prendendo parte a granfondo e ad altri eventi. Attraverso i social racconta la sua esperienza sportiva, condividendo momenti di allenamenti e gare.

Con lui abbiamo affrontato diversi temi: dalla passione per il ciclismo ai suoi viaggi, passando per i suoi pensieri sulla mobilità urbana a Milano e gli obiettivi per il futuro.

La bicicletta: uno stile di vita

Da dove nasce la tua passione per il ciclismo e come la comunichi sui social?

Ho sempre amato lo sport, soprattutto a livello agonistico: mi piace confrontarmi con gli altri, avere avversari e mettere alla prova il mio fisico, vedendolo migliorare con l’allenamento. Ho sempre preferito sport di fatica, infatti da giovane ho praticato canottaggio per anni, finché dei problemi alla schiena, mi hanno costretto a smettere.

A quel punto il ciclismo, che già facevo come integrazione, è diventato centrale: pedalare non mi ha mai dato fastidio ed è stato subito amore. L’allenamento è diventato divertimento, gioia, ed è questo che rappresenta per me la bici.

Sui social cerco di coinvolgere le persone raccontando le mie avventure in modo leggero e spensierato, trasmettendo allegria e strappando un sorriso. Evito le polemiche perché non fanno parte di me: preferisco mantenere un tono leggero, ed è probabilmente questo che ha fatto crescere, giorno dopo giorno, chi segue le mie avventure.

Ciclismo e quotidianità: la sua importanza

Quanto è importante la bicicletta nella tua quotidianità?

Ho la fortuna di potermi allenare ogni mattina: se non ho altri impegni, la bici è la mia priorità e pedalo ogni giorno. Lo faccio innanzitutto per allenarmi perché mi piace stare all’aria aperta ed è fondamentale per me. Esco anche in inverno: preferisco coprirmi di più e pedalare fuori piuttosto che allenarmi sui rulli. In sella trovo libertà e spensieratezza, e per questo considero la bicicletta una vera e propria terapia, sia fisica sia mentale.

I percorsi e le distanze: le maggiori difficoltà

Qual è stato il percorso più difficile che hai affrontato?

Ho partecipato a moltissime gran fondo e a diversi giri organizzati, anche molto impegnativi, con distanze e dislivelli importanti. Tuttavia, se devo indicare il percorso più difficile in assoluto, penso senza dubbio alla Roubaix. Pedalare su quelle pietre, al confine tra Francia e Belgio, è estremamente duro: più che pavé, si tratta di vere e proprie pietre irregolari, curate ma molto impegnative. Non ci sono grandi salite, ma lo sforzo è comunque devastante per il fisico. È stata sicuramente l’esperienza più dura che abbia affrontato.

Il futuro: prossimi viaggi e obiettivi

Qual è il prossimo viaggio in programma?

Sono appena tornato dalle Fiandre ed è stata un’esperienza speciale: in Belgio si respira un’atmosfera unica e il modo in cui vivono la bicicletta è davvero coinvolgente. Per il futuro, ci sarebbe il Mondiale Amatori in Giappone, per cui mi sono qualificato lo scorso anno a Varese; tuttavia, non so ancora se parteciperò, sia per la distanza e i costi, sia per l’incertezza che rende difficile programmare viaggi importanti. In ogni caso, considero ogni uscita in bicicletta un viaggio meraviglioso.

Il punto sulla ciclo-mobilità a Milano: dove occorre intervenire?

Parlando di mobilità e di ciclo-sostenibilità, a che punto è secondo te Milano?

Avendo viaggiato spesso all’estero, mi rendo conto che in Italia siamo ancora indietro sul tema della mobilità, soprattutto per quanto riguarda la sicurezza. Il problema principale è la mancanza di rispetto verso gli altri: non solo nei confronti dei ciclisti, ma in generale verso chi ci circonda. Questa scarsa attenzione rende la strada particolarmente rischiosa per chi va in bici, che, come i pedoni, rientra tra gli utenti più vulnerabili. Anche le infrastrutture sono spesso inadeguate: le cosiddette piste ciclabili, in molti casi, si riducono a semplici linee tracciate sull’asfalto, insufficienti e talvolta pericolose. Per spiegare meglio la situazione, porto un esempio concreto: esiste una splendida pista ciclabile di circa 40 km che collega Milano ad Abbiategrasso e poi a Bereguardo, costeggiando i Navigli. È un percorso bellissimo, ma classificato come ciclo-pedonale, con un limite di velocità di 10 km/h. In alcuni casi sono state persino elevate multe ai ciclisti che superavano questo limite: una situazione paradossale, che finisce per spingere le persone a scegliere la strada, in mezzo alle auto, pur di evitare sanzioni, invece di utilizzare un percorso che dovrebbe garantire sicurezza e favorire la pedalata.

Gli amici e i ricordi: i bei momenti

C’è un momento legato ai tuoi viaggi in bici che ti piace ricordare spesso?

Tutti i viaggi in bicicletta regalano momenti memorabili, e ce ne sarebbero davvero molti da raccontare. Tuttavia, quelli che ricordo con più piacere sono le uscite in gruppo con gli amici, senza l’obbligo della competizione. Giornate trascorse insieme, tra salite affrontate con spirito di sfida e soste al bar, dove ci si diverte a esagerare nei racconti, un po’ come fanno i pescatori con le loro imprese. È proprio questo l’aspetto più bello: la condivisione, l’aggregazione e il divertimento.

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